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     n. 13 anno 2017

Il lavoro nel 50° Rapporto Censis

di Paolo Iacci

Un tizio va in una drogheria e chiede al commesso: "Vorrei un panino con due fette di elefante".

Allora il commesso non sapendo cosa fare va nel retrobottega a chiedere al padrone che gli risponde: "Guarda che quello è matto, non dirgli niente e fagli un panino col salame, tanto non se ne accorge".

Il commesso esegue, ma dopo 20 minuti il tizio rientra e si lamenta: "Mi prende in giro?! ... Avevo chiesto due fette di elefante e lei mi dà il salame?".

Allora il commesso ritorna nel retro e poi gli fa un panino con la mortadella.

La storia si ripete; prosciutto, coppa, formaggio ecc.

Dopo 20 minuti il tizio rientra per l'ennesima volta lamentandosi ancora.

Allora il commesso: "Senta, ha detto il padrone che per due fette l'elefante non lo incomincia!!".

Difficile ridere sul tema "lavoro"...

Eppure le cose da un certo punto di vista non sono neanche così male, forse siamo solo in una fase nuova che ancora conosciamo molto poco. E' appena uscito il 50° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Da questo traggo la seguente riflessione.

Siamo entrati in una «seconda era del sommerso»: non più un sommerso pre-industriale, come quello che il Censis scoprì nei primi anni '70 e che nel ventennio successivo fece da battistrada all'imprenditoria molecolare e all'industrializzazione di massa, ma un sommerso post-terziario. Non un «sommerso di lavoro» (nelle brulicanti opportunità di quel periodo) e un «sommerso di impresa» (nella diffusa propensione al lavoro indipendente e all'avventura aziendale di quegli anni), ma un «sommerso di redditi», che prolifera nella gestione del risparmio cash («per non andare in banca»), nelle strategie di valorizzazione del patrimonio immobiliare (appartamenti urbani trasformati in case per vacanza, bed and breakfast o location per eventi), nel settore dei servizi alla persona (dalle badanti alle babysitter, alle lezioni private), nei servizi di «mobilità condivisa» e di recapito, e altro ancora. E proliferano così figure lavorative labili e provvisorie, soprattutto tra i giovani che vivono nella frontiera paludosa tra formazione e lavoro. Mentre il sommerso pre-industriale apriva a una saga di sviluppo imprenditoriale e industriale, l'attuale sommerso è più statico che evolutivo, senza un sistemico orientamento di sviluppo. È un magma di soggetti, interessi e comportamenti, una «macchina molecolare», una esplosione di molteplicità monadiche. Il corpo sociale finisce così per assicurarsi la sua primordiale funzione, quella di «reggersi», anche senza disporre di strutture portanti politiche o istituzionali.

Ce la stiamo facendo, da soli, senza il supporto delle istituzioni, con una percezione diffusa da parte della gente comune di alterità e insoddisfazione. Per ora si va avanti, ma ancora per quanto?!

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