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     n. 9 anno 2018

Creare benessere sociale con il Temporary Management: sfida possibile?

di Maria Grazia De Angelis

Il temporary management, specie in Italia, viene spesso associato ad operazioni di crisi e di turnaround: può succedere, ma con il migliorare della congiuntura economica si assiste ad un suo utilizzo per problematiche "virtuose". In tali contesti, il temporary manager è un motore di cambiamento, capace di portare in azienda nuovi comportamenti e nuovi valori. Una lettura non convenzionale sul ruolo "sociale" del temporary manager, viene dalla recente presentazione del libro di Maria Grazia De Angelis, "Illuminiamo i pollai- le nuove sfide del benessere organizzativo e sociale", organizzata da Colosseo Editori.

Il conflitto latente, sul mercato del lavoro e fra generazioni, ha assunto negli ultimi 10 anni aspetti e declinazioni inattese e preoccupanti. La popolazione europea sta sempre più invecchiando. Che ciò si trasformi in rischio o in opportunità, dipende in gran parte dalla capacità di affrontare i problemi di adeguamento che tale fenomeno porta con sé.
Occuparsi di impresa e di benessere organizzativo oggi non significa solo approfondirne gli aspetti gestionali, ma monitorare e valutare anche il contesto sociale in cui l'azienda opera. A mio parere, il disagio sociale impregna sempre più la società attuale a seguito dell'aumento delle disuguaglianze, della mancanza di lavoro, della riduzione delle sicurezze, dello strapotere di pochi ai danni dei molti.
E' possibile e ragionevole pensare a proposte per porvi rimedio, pur nella consapevolezza che non tutti i salti di paradigma sono immediati. Spesso sono processi lenti e difficili, ma soprattutto devono essere voluti da persone coraggiose, e con valori condivisi, poiché la decisione di procedere verso nuove direzioni generalmente incontra forti ostacoli.

Il fenomeno dell'incremento del disagio lavorativo nelle Organizzazioni è infatti sfrutto anche di un aumento del malessere che caratterizza l'attuale contesto sociale. Per questo coloro che si occupano d'impresa non possono più limitarsi ad agire sui sistemi comunicativi, gestionali, di sicurezza, di controllo, ma devono tenere conto anche di una realtà sociale molto più ampia. Il problema del mancato sviluppo economico, non solo del Sistema Italia ma del Sistema Europa, non va pertanto ricercato, unicamente nel mondo delle imprese e del lavoro, ma anche nel come gli imprenditori sono spesso costretti a fare impresa.

Va anche sfatato un altro luogo comune. La diffusa sensazione che l'ordinamento comunitario privilegi la componente economica del mercato rispetto alla componente sociale e che coinvolga raramente, o solo in via informale il welfare aziendale è di fatto confutata da una serie di direttive europee che spingono ad un ordinamento europeo che faccia della politica sociale uno dei suoi tratti caratterizzanti e a cui non viene data dai media visibilità e dalle parti sociali la richiesta applicazione. Affinché ciò possa avvenire in tutta la società civile deve essere presente una tensione emotiva che spinga verso la rottura dei modelli mentali attualmente imperanti. Ma occorrono anche imprenditori e professionisti preparati in grado di avvicinare l'offerta dell'Europa all'imprenditoria italiana. La concentrazione in Italia soprattutto di piccole e medie imprese non aiuta questo processo.

Lo sviluppo e la ricollocazione professionale, la gestione di crisi occupazionali, la solidarietà intergenerazionale, le politiche attive del lavoro sono i fattori principali di uno scenario dell'occupazione in continua evoluzione. In un tale contesto essere efficaci come individui e come organizzazioni non è facoltativo rappresenta il passaggio necessario se si vuole in questa nuova realtà la sopravvivenza, la prosperità, l'innovazione, l'eccellenza, e anche il primato. Occorre uno sforzo collettivo affinché in questa società, in rapida evoluzione, il Bene Comune rappresenti una continua tensione verso relazioni di scambio tra soggetti sociali, che operano in base ai principi che affermano il primato della persona, la personalizzazione del welfare, la sussidiarietà.

In sintesi, non è più sufficiente che le aziende e in primis i loro manager acquisiscano la capacità di saper interpretare le situazioni da angolazioni diverse, di mettersi in discussione, di essere coerenti, di abbandonare la routine, spesso desueta e logora, di osservare e ascoltare i propri collaboratori. Il libro sostiene che un cambiamento è possibile sia attraverso la consapevolizzazione di una vision comune e di valori condivisi, sia affrontando le sfide su cui costruire una nuova rivoluzione culturale economica e sociale che porta alla condivisione delle risorse, produce una società più giusta e favorisce un più diffuso benessere.

Oggi la Finanza speculativa agisce direttamente sull'impresa e sulle cause della crisi, generando il progressivo spostamento non solo della ricchezza dal mondo del lavoro alle lobby finanziarie e accentuando così le diseguaglianze sociali, ma anche dei profitti delle imprese dagli investimenti in ricerca, macchinari, benessere organizzativo alle rendite provenienti da strumenti finanziari. Ma la Finanza ha colpito l'impresa in un altro modo ancora più subdolo e grave. Ha contribuito a fare scomparire il senso di comunità e di appartenenza in seno alle aziende. Comunità significa preoccuparsi del proprio lavoro, dei colleghi, dei clienti , sentirsi coinvolti l'uno verso l'altro e verso l'azienda stessa. Ma come si può essere orgogliosi di appartenere ad una azienda in cui i manager prendono stipendi megagalattici anche quando l'azienda è in perdita o che per proprio tornaconto personale o per soddisfare i mercati pompano i risultati, trascurando il rispetto delle norme sulla sicurezza, la manutenzione dei macchinari, adottando nei confronti dei clienti pubblicità ingannevoli e nei confronti dei dipendenti modelli gestionali dell'epoca delle catene di montaggio?

E' pertanto necessario lasciarci alle spalle la concezione del Bene Comune come la somma dei Beni individuali acquisiti attraverso opportunità Individuali e sviluppate in funzione del primato dell'ego. C'è bisogno dello sforzo di tutti gli attori sociali affinché si affermi il concetto che la competitività di un'impresa e il benessere della comunità circostante sono strettamente interconnessi. Costruendo infrastrutture e accrescendo le conoscenze e le competenze sul territorio, si migliora anche la produttività, l'innovazione e la competitività e si contribuisce a promuovere il progresso sociale e, quindi, a creare valore condiviso, sia economico sia sociale. Per fare questo, non è sufficiente l'impegno delle imprese per creare o rafforzare il legame con il territorio e le comunità che le circondano, ma occorre la collaborazione di tutti gli altri attori del territorio. Al centro dell'impresa in questa visione non c'è solo il concetto di persona umana ma quello di comunità, in quanto la persona è il fondamento, ma l'economia un mezzo per il progresso. Conseguentemente, anche la formazione deve essere volta alla preparazione delle persone a vivere la qualità di una vita comunitaria che è soprattutto relazione.

Diventa quindi necessario agire sulle problematiche che maggiormente affliggono le organizzazioni moderne ed incidono sulla motivazione del personale: la poca chiarezza degli obiettivi, la mancanza di coerenza tra valori dichiarati e comportamenti, l'indeterminatezza (spesso voluta) di ruoli, processi operativi e responsabilità, la carenza di coinvolgimento a tutti i livelli (per tutelare interessi particolari o leadership inesistenti), sistemi gestionali, di comunicazione e di controllo non in linea con vision, valori, mission, obiettivi. In una tale ottica la gestione strategica delle risorse umane si deve inserire in modo determinante nella più ampia strategia dell'organizzazione. Ma essere efficaci come individui e come organizzazioni non è facoltativo rappresenta il passaggio necessario se si vuole in questa nuova realtà la sopravvivenza, la prosperità, l'innovazione, l'eccellenza, e anche il primato. Inoltre nell'attuare i salti di paradigma occorre tenere sempre presente quanto affermato da Albert Einstein "La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente". Ciò è una grande opportunità ma anche un gran rischio per chi non ha affinato gli strumenti che lo rendono un guerriero, di qui nasce spesso la necessità di affidarsi a temporary manager in grado di essere dei veri traghettatori verso il cambiamento.

Maria Grazia De Angelis
Presidente AISL_O - Associazione Italiana di Studio del Lavoro per lo Sviluppo Organizzativo