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     n. 6 anno 2025

Il tempo delle aspettative, dell'economia e della demografia

di Paolo Iacci

di Paolo Iacci

Un gruppo di animali dello zoo, per passare il tempo, decide di organizzare una gara di barzellette. Il giudice unico sarà la tartaruga. Se la tartaruga non riderà il concorrente sarà decapitato.

La scimmia è il primo concorrente. Racconta una barzelletta sulle monache che fa ridere a crepapelle tutti gli animali, tranne la tartaruga. E viene decapitata.

Poi è la volta del leone, che racconta una barzelletta sugli ubriachi. Di nuovo, tutti ridono tranne la tartaruga e il leone viene decapitato.

Arriva poi l'elefante. Quando arriva a metà della barzelletta, la tartaruga inizia a ridere a crepapelle gridando: "Hahahaha, quella delle monache era bellissima!!!"

Dobbiamo essere sempre molto sicuri dell’unità di tempo che utilizziamo. Prendiamo un orologio. La lancetta dei secondi rappresenta le aspettative delle persone e si muove rapidamente, la lancetta dei minuti simboleggia l’economia e avanza con più lentezza, perché richiede programmazione e investimenti. La terza lancetta, corta e spessa, è la demografia: compie movimenti impercettibili, ma è la più importante, segna il tempo e disegna il futuro delle nostre società. Francesco Billari, demografo e rettore dell’Università Bocconi di Milano, attinge a questa immagine di Alfred Sauvy, grande studioso del Novecento, per spiegare che “Domani è oggi”, come recita il titolo del suo ultimo libro, perché il domani delle società è l’oggi della demografia, dunque “avere un approccio demografico è necessario per pensare al futuro”.

In Italia, le nascite sono in calo costante sin dal 1964, quando si registrò il picco con oltre un milione di bambini venuti alla luce. Questo declino demografico ha portato a profondi cambiamenti nella struttura della popolazione, con una progressiva riduzione delle nuove generazioni e un costante invecchiamento della popolazione. Nel 2023, il numero di nati è stato appena un terzo di quello del 1964, mentre l'aspettativa di vita ha continuato a crescere e oggi supera gli 82 anni (80 per gli uomini e 84 per le donne). Con un tasso di fertilità di 1,2 figli per donna, si stima che entro il 2040 l'Italia avrà tre milioni di abitanti in meno e una popolazione molto più anziana.

Questo scenario ha implicazioni profonde per l'economia, il mercato del lavoro, il sistema pensionistico e il settore sanitario. Gli studi ci dicono che l'aumento della natalità, anche se auspicabile, non è sufficiente a invertire la tendenza. Anche se per magia oggi si raddoppiasse il numero di nascite, comunque non riusciremmo a risolvere i problemi legati all'invecchiamento demografico o a soddisfare le necessità del mercato del lavoro o del bilancio dell’INPS.

Banca d’Italia ci ha indicato come l'immigrazione possa rappresentare una risposta immediata e fondamentale per affrontare la crisi demografica italiana. Mentre l'aumento delle nascite richiederebbe decenni per avere un impatto significativo, l'immigrazione potrebbe produrre effetti tangibili in breve tempo. Sin da subito, però, dovremmo porci il problema dell’integrazione e della sicurezza. Facilitare il ricongiungimento familiare potrebbe rappresentare un primo passo. La presenza della famiglia d’origine garantisce un supporto emotivo essenziale, riducendo il senso di isolamento e alienazione che molti stranieri sperimentano quando si trasferiscono in un nuovo paese. La famiglia, inoltre, rappresenta un punto di riferimento e un fattore di stabilità. La sua presenza può contribuire a prevenire comportamenti devianti, favorendo l'inclusione e il rispetto delle norme sociali e giuridiche del Paese ospitante. Il ricongiungimento familiare può inoltre facilitare un processo di integrazione più naturale. Le famiglie possono contribuire alla trasmissione di valori e competenze utili per vivere e lavorare in Italia, promuovendo anche il dialogo interculturale. Ciò potrebbe rappresentare una nuova forma di welfare dedicata a questa fascia di forza lavoro.

Accanto alla natalità, un'altra emergenza è rappresentata dal basso livello di istruzione e di competenze tra i giovani italiani. Con pochi giovani e una formazione spesso inadeguata, l'Italia si trova in una situazione di svantaggio competitivo rispetto ad altri Paesi. Metà degli studenti italiani acquisiscono insufficienti competenze, accumulando lacune da cui restano penalizzati per tutta la vita. Per invertire questa tendenza, è necessario intervenire sul sistema educativo, ancora ancorato alla riforma Gentile di un secolo fa. La riforma della scuola professionale e tecnica è sempre più urgente. Spiace notare come questo tema non sia mai all’ordine del giorno, né della politica, né da parte dei media.

La demografia è fatta di persone e prospettive, non solo di numeri. Cambiare la narrazione è essenziale: non possiamo limitarci a parlare di crisi, dobbiamo proporre soluzioni e prospettive per costruire un futuro migliore. Serve un approccio ottimista che metta al centro politiche inclusive e lungimiranti, capaci di attrarre nuovi migranti e incoraggiare gli investimenti formativi sui giovani e sugli adulti. Solo così sarà possibile invertire il corso del tempo e disegnare un futuro all'altezza delle aspettative di tutti noi.

 

Paolo Iacci, Presidente ECA, Università Statale di Milano

 

 

 

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