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     n. 6 anno 2025

L’aggressività distruttiva nel mondo dl lavoro.
Il mobbing e le altre forme di violenza organizzativa

autore, Andrea Castiello d’Antonio

autore, Andrea Castiello d’Antonio

Hogrefe, Firenze, pp. XIV+210, €20,00.2024

 

In questo libro sono condensati diversi decenni di esperienza professionale nei campi della psicologia clinica e della psicologia delle organizzazioni, utilizzando un patrimonio di informazioni e conoscenze che provengono sia dalla psicoterapia individuale, sia dal coaching e dalla consulenza organizzativa.
Dando ormai per acquisito il superamento dell’idea fantasiosa di un mondo del lavoro abitato e frequentato da soggetti maturi, adulti e psicologicamente sani, andando al di là (molto al di là) della vita organizzativa considerata come un orologio (gestibile esclusivamente con procedure e sistemi) e oltrepassando visioni del mondo del lavoro come realtà del tutto razionale e aliene da correnti emotive, si giunge ad osservare le molteplici facce delle dinamiche aggressive e della violenza psicologica che percorrono le relazioni socio-professionali.
Il mobbing, certamente: ma non solo. Infatti, l’autore precisa che, circa venti anni fa, nel momento in cui ha iniziato a scrivere questo libro sistematizzando l’esperienza professionale e interrogando la letteratura internazionale, si parlava quasi solo di mobbing, ma successivamente sono venute alla ribalta la leadership tossica e, in parallelo, i comportamenti controproduttivi di chiunque abbia un ruolo lavorativo.
Seguendo questa scia il testo, che pure dedica una parte importante alle tante dimensioni del mobbing, proponendo alcune critiche su talune visioni tradizionali e avanzando un nuovo punto di vista, si apre a considerare sia le forme più importanti di leadership e management disfunzionale, sia le maggiori condotte patologiche che, per una serie di cause, le persone che lavorano possono adottare. In tale ottica, le patologie organizzative che sono state ampiamente studiate, devono essere inserite anche negli studi sul mobbing e sulle diverse forme in cui l’aggressività distruttiva si manifesta tra capi e colleghi, o tra pari, passando naturalmente dalla teoria e alla prassi al fine di contribuire a ri-sanare il mondo del lavoro.
Come ha scritto Sigmund Freud in “Il disagio della civiltà” (1929) “nessun’altra tecnica di condotta della vita lega il singolo così strettamente alla realtà come il concentrarsi sul lavoro, poiché questo lo inserisce sicuramente almeno in una parte della realtà, nella comunità umana. La possibilità di spostare una forte quantità di componenti libidiche, narcisistiche, aggressive e perfino erotiche sul lavoro professionale e sulle relazioni umane che ne conseguono conferisce al lavoro un valore in nulla inferiore alla sua indispensabilità per il mantenimento e la giustificazione dell’esistenza del singolo nella società” (Freud S., tr. it.: OSF, vol. X. Boringhieri, Torino, 1978, p. 572).
Consolidando il senso di realtà, l’identità personale e sociale, il senso di produrre qualcosa di utile e di contribuire con il proprio impegno al conseguimento globale dei risultati, l’essere umano trova una potente motivazione nell’appartenenza organizzativa – pur con tutte le inevitabili ambivalenze.  Ma insieme al processo di socializzazione, di adattamento attivo e di produzione di valore (esteriore ed interiore), possono anche scatenarsi quelle pulsioni aggressive e distruttive che tendono, appunto, a scindere, spezzare, inquinare, depauperare e deformare sia le persone, sia l’ambiente di lavoro.
Ambiente in cui possono essere presenti molteplici forme di “violenza psicologica” (o “violenza morale”, come un tempo si diceva): non soltanto il mobbing, lo stalking e le molestie a sfondo sessuale (harassment), ma anche le sottili forme meno visibili, implicite, talvolta agite del tutto inconsapevolmente e spesso nascoste da comportamenti impeccabili, ricchi di falsi sorrisi ed apparente buona educazione. Il passo ulteriore, quello di vittimizzare la vittima perché si ribella, è a portata di mano! Dinamiche che possono scaturire anche da competizioni astiose, antipatie superficiali e semplici invidie – da ricordare il brano de Il Testamento di Tito, di Fabrizio de André: “L'invidia di ieri non è già finita / Stasera vi invidio la vita” –che sono messe in atto da soggetti che definibili adulti appare poco appropriato – meglio: adultoidi.
Vediamo, ora, la struttura e i contenuti del testo.
Il libro apre ricordando la grande tematica dei vissuti organizzativi, ciò che è sotto la linea di galleggiamento, oltre la realtà visibile del mondo del lavoro, l’organizzazione (organigramma e funzionigramma, processi e strutture, ruoli e competenze professionali), passando ad analizzare – nei tre capitoli seguenti –lo sviluppo, la fenomenologia e la diagnosi di mobbing. Segue il capitolo sui deragliamenti gestionali, cioè il tema della psicopatologia della leadership e del management, e della multiforme dimensione della leadership tossica.
Le forme nefaste di aggressività distruttiva sono discusse nel capitolo settimo in cui trovano spazio, tra l’altro, la leadership psicopatica, le violenze psicologiche “per procura”, la fisionomia del thanatoforo e la dark triad.
Con l’ottavo capitolo si discute il cosa fare, quindi come affrontare (e, prima di tutto, prevenire) la violenza psicologica nel lavoro. A questo capitolo si collega quello immediatamente successivo in cui si trattano il sostegno psicologico, le psicoterapie e le forme di intervento psicologico-organizzativo atte a prevenire e/o curare. Il testo si conclude dando voce alle vittime, cioè riportando brani di colloqui intercorsi con le persone cha hanno subìto sopraffazioni, minacce e pressioni psicologiche (talvolta anche fisiche!) e con l’avvertenza che non tutto ciò che di negativo accade nel lavoro può essere ricondotto al mobbing.
Una Bibliografia di oltre venti pagine e l’Indice Analitico chiudono il testo.
Se è dunque illusorio pensare al mondo del lavoro come a un mondo di sani, soprattutto fenomeni di questo genere vanno esaminati e affrontati dal punto di vista psicologico clinico e dinamico, e non solo dal punto di vista della psicologia sociale, del lavoro, e delle teorie dell’organizzazione, dando spazio a quelle due attività che sono state, sono, e rimangono fondamentali per un vivere lavorativo sufficientemente salubre e che sono assessment & placement e training & development del capitale umano.

 

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